Tekno Philosophy

TEKNO SURF

TEKALOGUE

RISPETTA LA NATURA

RISPETTA TE STESSO

RISPETTA GLI ALTRI

SE NON VUOI LASCIARE IL CANE A CASA PRENDITI CURA DI LUI

PARKEGGIA IN MANIERA INTELLIGENTE

FATTI FURBO: tieni per te e per i tuoi amici le informazioni sulle feste

TU SEI RESPONSABILE PER LA TUA SICUREZZA E PER QUELLA DEGLI ALTRI: se vedi qualcosa che non va, violenza, aggressioni (coatti che fanno i coatti), non esitare a dare il tuo aiuto

NON DANNEGGIARE O RUBARE LE ATTREZZATURE DEL SOUND SYSTEM

LIBERA E DIFFONDI LA TUA EMPATIA

SORRIDI, TRASMETTI ENERGIE POSITIVE E BUON UMORE

RICORDA: IL RAVE SEI TU!!

TEKNO SURF

logo tekno surf

TEKALOGUE

° respect the nature
° respect yourself
° respect the others
° if you don’t want to leave your dog at home take care of him
° smart parking
° be careful about rave party’s
[info: keep them for you and your friends only]
° you are responsable of your and other’s security:
[if you see something bad: violence, aggressions or something else don’t esitate to give your help]
° don’t damage or steal soundsystem’s equipment
° spread your empathy
° keep smiling, transmit positive energy and have good attitude.
Remember:
U ARE THE PARTY

FREE TEKNOFREE TEKNO

  • Rave manifesto

Our emotional state of choice is Ecstasy. Our nourishment of choice is Love. Our addiction of choice is technology. Our religion of choice is music. Our currency of choice is knowledge. Our politics of choice is none. Our society of choice is utopian though we know it will never be. You may hate us. You may dismiss us. You may misunderstand us. You may be unaware of our existence. We can only hope you do not care to judge us, because we would never judge you. We are not criminals. We are not disillusioned. We are not drug addicts. We are not naive children. We are one massive, global, tribal village that transcends man-made law, physical geography, and time itself. We are The Massive. One Massive.We were first drawn by the sound. From far away, the thunderous, muffled, echoing beat was comparable to a mother’s heart soothing a child in her womb of concrete, steel, and electrical wiring. We were drawn back into this womb, and there, in the heat, dampness, and darkness of it, we came to accept that we are all equal. Not only to the darkness, and to ourselves, but to the very music slamming into us and passing through our souls: we are all equal. And somewhere around 35Hz we could feel the hand of God at our backs, pushing us forward, pushing us to push ourselves to strengthen our minds, our bodies, and our spirits. Pushing us to turn to the person beside us to join hands and uplift them by sharing the uncontrollable joy we felt from creating this magical bubble that can, for one evening, protect us from the horrors, atrocities, and pollution of the outside world. It is in that very instant, with these initial realizations that each of us was truly born.We continue to pack our bodies into clubs, or warehouses, or buildings you’ve abandoned and left for naught, and we bring life to them for one night. Strong, throbbing, vibrant life in it’s purest, most intense, most hedonistic form. In these makeshift spaces, we seek to shed ourselves of the burden of uncertainty for a future you have been unable to stabilize and secure for us. We seek to relinquish our inhibitions, and free ourselves from the shackles and restraints you’ve put on us for your own peace of mind. We seek to re-write the programming that you have tried to indoctrinate us with since the moment we were born. Programming that tells us to hate, that tells us to judge, that tells us to stuff ourselves into the nearest and most convenient pigeon hole possible. Programming that even tells us to climb ladders for you, jump through hoops, and run through mazes and on hamster wheels. Programming that tells us to eat from the shiny silver spoon you are trying to feed us with, instead of nourish ourselves with our own capable hands. Programming that tells us to close our minds, instead of open them.Until the sun rises to burn our eyes by revealing the distopian reality of a world you’ve created for us, we dance fiercely with our brothers and sisters in celebration of our life, of our culture, and of the values we believe in: Peace, Love, Freedom, Tolerance, Unity, Harmony, Expression, Responsibility and Respect.Our enemy of choice is ignorance. Our weapon of choice is information. Our crime of choice is breaking and challenging whatever laws you feel you need to put in place to stop us from celebrating our existence. But know that while you may shut down any given party, on any given night, in any given city, in any given country or continent on this beautiful planet, you can never shut down the entire party. You don’t have access to that switch, no matter what you may think. The music will never stop. The heartbeat will never fade. The party will never end.I am a raver, and this is my manifesto.

************

Il nostro stato emotivo l’estasi. Il nostro nutrimento l’amore. La nostra dipendenza la tecnologia. La nostra religione la musica. La nostra moneta la conoscenza. La nostra politica nessuna. La nostra società un’utopia che sappiamo non sarà mai.Potete odiarci. Potete ignorarci. Potete non capirci. Potete essere inconsapevoli della nostra esistenza. Possiamo solo sperare che non ci giudichiate, perch noi non vi giudicheremo mai. Non siamo criminali. Non siamo disillusi. Non siamo dipendenti dalla droga. Non siamo dei bambini inconsapevoli. Noi siamo un villaggio tribale, globale, di massa, che non dipende dalla legge fatta dall’uomo, dallo spazio e dal tempo stesso. Noi siamo un’unità. L’unità.Noi siamo stati plasmati dal suono. Da molto lontano, il temporalesco, echeggiante e smorzato battito era simile a quello del cuore di una madre che tranquillizza un bambino nel suo ventre di acciaio, calcestruzzo e fili elettrici. Noi siamo stati allevati in questo ventre, e qui, nel calore, nell’umidit e nell’oscurit di esso, siamo giunti ad accettare che siamo tutti uguali. Non solo per l’oscurità e per noi stessi, ma per la vera musica che batte dentro di noi e passa attraverso le nostre anime: siamo tutti uguali. E attorno ai 35Hz possiamo sentire la mano di un dio sul nostro dorso, che ci spinge avanti, ci spinge a spingere noi stessi a rinforzare il nostro pensiero, il nostro corpo e il nostro spirito. Ci spinge a girarsi verso la persona vicino a noi per stringere le mani e sollevarle, condividendo la gioia incontrollabile che proviamo creando questo magico cerchio che può, almeno per una notte, proteggerci dagli orrori, dalle atrocità e dall’inquinamento del mondo che sta di fuori. in questo preciso momento, con queste premesse, che ognuno di noi veramente nato.Continuiamo ad ammassare i nostri corpi nei clubs, nei depositi e negli edifici che voi avete abbandonato e lasciato senza alcuna ragione, e gli riportiamo vita per una notte. Una vita forte, deflagrante, che pulsa, nella sua pi pura, pi intensa, nella pi edonistica forma. In questi spazi improvvisati, noi cerchiamo di liberarci dal peso dell’incertezza di un futuro che voi non siete stati capaci di stabilizzare e assicurarci. Noi cerchiamo di abbandonare le nostre inibizioni, e liberarci dalle manette e dalle restrizioni che avete messo in noi per la pace del vostro pensiero. Noi cerchiamo di riscrivere il programma che avete cercato di indottrinarci sin dal primo momento che siamo nati. Programma che dice di odiarci, di giudicarci, di rifugiarci nella pi vicina e conveniente tana. Programma che dice persino di salire le scale per voi, saltare attraverso i cerchi e correre attraverso labirinti su ruote per criceti. Programma che ci dice di cibarci dal brillante cucchiaio d’argento col quale tentate di nutrirci, anzichè lasciare che ci nutriamo da soli, con le nostre stesse mani capaci. Programma che ci dice di chiudere le nostre menti, invece di aprirle.Fino a quando il sole sorgerà per bruciare i nostri occhi rivelando la realtà del mondo che avete creato per noi, noi balleremo fieramente con i nostri fratelli e sorelle, celebrando la nostra vita, la nostra cultura, e i valori in cui più crediamo: pace, amore, libertà, tolleranza, unità, armonia, espressione, responsabilità e rispetto.Il nostro nemico l’ignoranza. La nostra arma l’informazione. Il nostro crimine violare e sfidare qualsiasi legge che voi sentite aver bisogno di utilizzare per porre fine all’atto di celebrare la nostra esistenza. Ma ricordate che mentre potete fermare un qualsiasi party, in una qualsiasi notte, in un qualsiasi città, in una qualsiasi nazione o continente di questo magnifico pianeta, non riuscirete mai spegnere il party intero. Non avete accesso a questo interruttore, non importa quello che pensate. La musica non si fermerà mai. Il battito del cuore non si spegnerà mai. Il party non finirà mai.Sono un raver, e questo è il mio manifesto.from ShOcKRaVeR
http://shockraver.free.fr/home.htm

tekno Surf

ride da sound wave

children of the new age

ritmi di guerre estatiche

qualsiasi forma rivoluzionaria (presupponendo il romantico superamento dell’utopia) crea un’ennesima stasi repressiva.immagini di queste configurazioni vettoriali sono accuratamente delineate da hakim bey il quale afferma che :” se la storia e’ tempo come dice di essere,allora la sollevazione e’ un momento che salta fuori dal tempo.se lo stato e’ storia , come dice di essere, allora l’insurrezione e’ il momento proibito, un’imperdonabile negazione della dialettica […] la storia dice che la rivoluzione ottiene permanenza o almeno durata mentre il sollevamento e’ temporaneo”. l’ inimicizia alle istituzioni si esprime in modo obliquo e policentrico, librandosi in mille e mille danze di vita che segnano il risveglio della capacita’ di esprimere le proprie pulsioni totalmente alienate da ere di asservimento alla schiacciante dialettica stato / capitale.e’ per questo che la pratica della festa e’ cio che di piu’ sovversivo ed incisivo puo’ esserci nel capacita’ di godere rispetto al consumare.ancora parole prese a prestito da demian per entrare piu’ nell’anima dell’argomento:”eccolo qui il livello primordiale della forma sovversiva : quello del gioco, del piacere , dello scambio al di fuori di un sistema mediale che si autotutela nel penetrare la mente degli individui lobotomizzandola tramite aghi di parole, musiche ,immagini”.ecco l’enuclearsi di l’alter-azioni dilaganti sui dominii della cultura ,dando vita ad insurrezioni esperienziali.la mancanza di emissioni di conoscenza altra e’ il morso del qualunquismo stagnante, funzionale all’”eterodirezionamento”.e’ evidente in questo caso, come agisce la societa delle spettacolo.sempre hakim bey (vicino al periodo forte dell’analisi degli effetti sociali dei mass media parti agli inzi del 70 dalla neumann con il modello della spirale del silezio) parla, nelle sue tattiche di guerra dell’informazione, del “media” (al singolare) come mega-monolite istituzionale , costituito dalla conglomerazione di ogni singolo medium.il suddetto tiene nelle mani il genere umano tramite i processi di comunanza e cumulativita’ quotidiana delle informazioni. cio’ porta a due conseguenze di base: perdita di capacita’ critiche tramite impossibilita’ di confronto di informazioni consonanti con qualcosa di dissonante ; costituzione e direzionamento di un’opinione pubblica come fondamento e supporto della tirannia dell’ assetto sociale.ci vuole poco per trarre conclusioni e reazioni.la piu’ forte di esse e’ la creazione di alveari comunicativi disinibiti dall’ astenia indotta per far si’ che essi si librino e pungano il derma informativo istituzionale per iniettare i loro veleni mortali .il rave illegale e’ sperimentazione di linguaggi per una comunicazione libera ed immediata nel doppio significato terminologico ovvero temporale e di non mediazione.

” sound systems are weapons ” [da aritmie cronotopiche] e su

children of the new age

Intervista HAkim bay

Monday 9 June 1997

Nomadismi Item

From: Marzi Ano

Subject: Intervista a Bey

To: Nomadismi

Un articolo-intervista con Hakim Bey, costruita assemblando liberamente quanto emerso dalle conversazioni a Radio Onda Rossa, Radio Città Futura e Forte Prenestino nella gionata di Venerdì 6 giugno. Testo di MarziAno, traduzione di Syd Mygx.

«Il caos è vita. Tutto il disordine, la rivolta di colori, tutta lurgenza protoplasmatica, tutto il movimento è caos. Da questo punto di vista, lordine appare come morte, cessazione, cristallizzazione, silenzio alieno».

Bastano poche parole per sintetizzare lanarchismo ontologico, radicale di Hakim Bey. Il pensatore americano che si è servito fino ad oggi di uno pseudonimo per rimanere nellombra (il suo vero nome è Peter Lamborn Wilson), per sottrarsi alla spettacolarizzazione dei mass-media, è in questi giorni in Italia. Hakim Bey è autore di Taz (Zone Temporaneamente Autonome), un testo base per afferrare il concetto di «nomadismo psichico», inteso come abbandono delle appartenenze familiari, nazionali geografiche, di gruppo politico, alla ricerca di nuove possibilità nella costruzione dei rapporti umani e nei confronti del potere. Il pensiero di Hakim Bey prende corpo alla metà degli anni 80 con lespandersi della rete telematica e luscita dei primi testi Cyberpunk. Dalle «Isole nella rete», il salto alle isole nella realtà è breve.

Secondo Bey, in un mondo interamente occupato dai confini degli stati-nazione, il potere ha bisogno di «cartografare» il territorio, di tracciare delle mappe per esercitare il suo dominio. Ma le mappe, per quanto esatte non sono mai perfette. Tra queste e la realtà si aprono così dei buchi, delle falle, dei quid-spazio temporali incontrollati in cui le Taz possono fiorire. Sono questi momenti di festa, di gioiosa convivialità, in cui riscoprire il gusto della gratuità e del dono reciproco, ma anche azioni improvvise di rottura e sabotaggio. Per questo la Taz è sempre in movimento e scompare con la stessa facilità con cui appare, prima di essere tracciata dagli apparati psico-polizieschi. Accanto e intrecciata a questo tipo di riflessione, scorre la critica del Media (plurale, ma declinato al singolare), come strumento che oggettivizza la realtà, e la costruisce su una sola dimensione, impedendo un accesso diretto allesperienza e alla comunicazione interpersonale. Alla comunicazione verticale, Media-ta e alienata, Bey soprattutto nei Saggi sull’immediatismo (Shake Underground, 1995) contrappone una comunicazione orizzontale, immediata, basata sul contatto fisico diretto.

L’immediatismo come pratica, come gioco che rifiuta di essere Media-to non rischia di essere oggi anti-storico? In altri termini, il rifiuto radicale di una tecnologia falsamente neutra, non rischia di portarti fuori strada in un mondo che si serve sempre più della tecnologia per comunicare, anche orizzontalmente?

In un certo senso sì, ma in un altro, no.Non ho mai detto che i media siano sempre cattivi, sarebbe una semplificazione eccessiva. Tutto è mediato; la stessa conoscenza che abbiamo del mondo è mediata dai sensi. La questione è se la mediazione può essere utile per arrivare allesperienza diretta o se al contrario ci allontana da essa. Limmediatismo era unidea sperimentale di studio, non un dogma, che proponeva di usare i media contro la mediazione. Il problema con cui dobbiamo convivere oggi è quello della tirannia esercitata dalle immagini; dopo la caduta dei muri il capitale è diventato il suo stesso media e tutto ciò che avviene è sussunto istantaneamente nella mediazione globale delle immagini mercificate. E indispensabile allora sviluppare una critica dellimmagine in difesa dellimmaginazione. Non potremo mai avere unimmaginazione completamente pura e incontaminata (neanche mi interessa), ma ci sono vari gradi di sussunzione nel Media. Tra la purezza e la sussunzione totale, ci sono dei livelli intermedi in cui sperimentare il piacere dellautonomia, delle cosiddette libertà empiriche, come le chiamano gli zapatisti. Quando suggerisco di scomparire dai media, non intendo avviare un processo di auto-cancellazione. Credo piuttosto nel potere del non-visto, che non è linvisibile o lo scomparso, ma potrebbe essere qualcosa che non è ancora stato visto, che si potrebbe vedere se si prestasse attenzione; qualcosa che forse sta aspettando il momento giusto per ricomparire. E quindi paradossalmente il potere del non-visto, si protrebbe trasformare nella forza della ricomparsa.

Nei saggi sull’immediatismo tu dividi i media in diversi settori e stabilisci una gerarchia in base al grado di libertà e di immaginazione consentito da ciascuno di essi. Secondo un giornale come Torazine invece (la rivista che ha invitato Bey a Roma, ndr) ogni forma comunicativa può essere ugualmente espressiva a seconda di come viene impiegata. Anzi solo attraverso la creazione di un flusso fortemente contaminato tra i diversi linguaggi si può superare la paralisi…

Sì, teoricamente è possibile lavorare dall’interno dei media, per sconvolgerli, magari scivolando ambiguamente tra il linguaggio di un media e un altro. Ma la mia esperienza storica, mi dice che questo finora non è mai avvenuto, almeno in America, dove i mass-media hanno sempre recuperato ogni impulso creativo, persino quelle tecniche di deturnamento, inventate a scopo rivoluzionario dai dadaisti o dai situazionisti. Lo ha fatto recentemente anche la Pepsi ricoprendo un cartellone pubblicitario con della vernice finta, mentre in basso campeggia una scritta simile a un graffito che recita limmagine è nulla. Questo è proprio il mio messaggio, il che è terrificante, perché significa che lagenzia pubblicitaria capisce perfettamente quello che voglio dire. E una specie di incubo alla Lewis Carroll di Alice nel Paese delle Meraviglie, dove qualche strana bestia di cammina dietro ansimandoti sul collo…

Ma io non mi riferivo alla possibilità di conquistare dallinterno i grandi media, che appartengono per definizione al Capitale, ma di utilizzarne il linguaggio per lavorare orizzontalmente, servendosi delle tecnologie avanzate a basso costo che il Capitale stesso diffonde sempre più su larga scala…

Se parliamo dei nuovi media, ti rispondo che anche questi media, che io chiamo intimi, non ti consentono di lavorare su larga scala. Guardiamo alla storia del cinema ad esempio. Oggi per produrre, ma soprattutto per distribuire un film hai bisogno di raggiungere un certo grado di perfettibilità tecnica. Il che ci impedisce di fare film che siano visti da un pubblico ampio. Negli anni 60 cerano a New York diverse sale che proiettavano film sperimentali, anche europei, oggi tutto questo è finito. Se poi guardiamo ad Internet, forse possiamo dire che esiste ancora uno spazio vuoto, tattico, entro cui muoversi, mentre i Titani dellinformatica si scontrano. Ma quello che allinizio era uno spazio pubblico viene a poco a poco privatizzato e lo spazio tattico adesso si è trasformato in una specie di rovina romantica in mezzo alla città cyberspaziale. Oggi ho seriamente ridimensionato l’ottimismo che nutrivo dieci anni fa rispetto a Internet. La Rete, la Tela e la Contro-Rete.

In Taz definivi con questi tre termini, la Rete ufficiale, quella contro-culturale a basso costo e le azioni di pirataggio e saccheggio della Rete ufficiale. Come si sono evoluti oggi questi tre strumenti?

Quel tipo di analisi era completamente sbagliata. Il web, che doveva essere la rete contro-culturale si è trasformata in quella ufficiale, la Rete si è trasformata invece nella Contro-Rete e così via. Quella fu la parte meno riuscita del libro, che si potrebbe tranquillamente cestinare. Non dobbiamo dimenticarci che molti dei nuovi media trovano la loro origine nella tecnologia militare. Una tecnologia che viene prodotta per non essere consumata. Il costosissimo progetto dello scudo stellare ad esempio, è stato realizzato per non essere usato, ma a scopo di deterrente. Questo tipo di metafora può essere utile anche a descrivere Internet. Come mai non ci sono soldi in Internet? Come mai i soldi finiscono sulle Intranet, come la Swift, la rete telematica usata dalle banche? Quel rimasuglio di spazio pubblico che non può essere cancellato dalle Reti, verrà così incluso nelle Cyber-cities e ridotto a un semplice mercatino di quartiere cyberspaziale, economicamente impotente e quindi invisibile, scomparso. Nei rave si raggiungono momenti di forte interazione e di ritorno a una comunicazione primitiva, molto semplice, attraverso una musica prodotta da un computer e dalla moderna tecnologia.

Cosa pensi dei rave illegali contemporanei?

Cè una frontiera che ci si pone davanti ogni volta che si guarda alla tecnologia da un punto di vista legale e che è impossibile attraversare. La persona che si trova davanti a questo problema diviene un significante galleggiante. Nel momento in cui è possibile praticare lillegalità si vive una forte gioia. Quello che mi preoccupa è quello che avviene il giorno dopo o un mese dopo, quando arriva la Pepsi-Cola. Cosa fare allora? Continuare a ritirarsi, seguendo il punto di fuga di questa frontiera che si allontana sempre di più, uninfinita ritirata tattica? Oppure a un certo punto arriva il momento in cui è necesario fermarsi e difendere la posizione che si è conquistata? Credo che la questione che il movimento dei rave illegali si troverà ad affrontare sia proprio questa, se continuare a ritirarsi o se scontrarsi col muro di mattoni della legge. Del resto non possediamo alcuna arma atomica per affrontare uno scontro in campo aperto.

Per te la libertà è un processo cinetico di liberazione, un continuo sollevamento che attraversa vari stadi. Che cosè per te il nomadismo, a livello fisico e psichico?

Nel momento in cui è il Capitale stesso a divenire una forza nomadica, ci sono due maniere di riteorizzare il nomadismo. Si può rispondere con una strategia nomadica, attraverso organizzazioni che riuniscono i profughi ad esempio (come sta avvenendo in Europa, se non sbaglio). O, al contrario, si può rispondere con una strategia non-nomadica. Gli zapatisti desiderano essere indiani Maya, non cyberpunk o profughi, e rifiutano la globalizzazione. Questo è ciò che chiamo diversità non-egemonica. E se consideriamo che lhanno scorso gli zapatisti hanno chiamato a raccolta persone da tutto il mondo nel convegno contro il neo-liberismo, vediamo come le due tattiche in realtà possono essere combinate, costruendo una federazione di diversità non egemoniche. Un concetto questo estremamente interessante, su cui intendo lavorare molto. Peraltro mi sembra che la maggior parte delle cose interessanti prodotte su Internet vengano da popoli indigeni. Negli anni 60 discutevamo se ci fosse per questi popoli la possibilità di saltare a piè pari gli orrori della civilizzazione per costruire direttamente una civiltà post-industriale. Forse è proprio quello che, stranamente, sta avvenendo oggi… Molte persone – artisti e non – considerano il proprio corpo come testo, che può essere liberamente modificato attraverso la tecnologia.

In una recente intervista rilasciata a Decoder tu invece sembri voler ricondurre il corpo alla sua purezza. Per essere autonomi – sostieni – è indispensabile avere un corpo fisico, materiale, mortale, che sia libero dalla tecnologia e dallimmortalità spuria del cyberspazio. Qualè il rapporto che si istituisce oggi tra corpo e tecnologia?

La purezza non mi interessa in nessun caso. Non cè modo di riportare il corpo alla sua purezza originaria, bisognerebbe tornare al neolitico e abbandonare anche le pietre a quel punto. Non propongo un neo-primitivismo, tutto ciò che è estensione del corpo è gia tecnologia. Se ci interroghiamo sul data-body, sul corpo-informazione, dobbiamo chiederci innanzitutto su chi sia il proprietario di questo corpo. Se potessimo realizzare un data-body libero dal capitale, si potrebbe discuterne, ma non mi sembra che la storia vada in questa direzione. Se il corpo scompare nella tecnologia, riappare in forma di merce. Il corpo-data è completamente trasparente rispetto alle tecniche di sorveglianza e alle modificazioni. Anzi è stato progettato proprio per questo. Si torna così alla vecchia, polverosa domanda, su chi sia il proprietario dei mezzi di produzione. Per gli artisti, per la piccola elite che può trasformarsi in data-body, si pone dunque il problema della scomparsa nel Capitale globale. E il passo seguente è quello della bio-tecnologia, dove le grandi aziende possiedono il copyright del Dna umano. Una sentenza di un tribunale americano ha già sancito che non ci si può proclamare proprietari dei diritti sul Dna del proprio corpo. Quello che ancora non si sa è se esso possa appartenere alle grandi corporation. Ma le popolazioni del Terzo mondo sono già costrette ad acquistare i semi delle multinazionali, altrimenti infrangono i diritti sul copyright. Se questo è lunico futuro per il corpo umano, mi chiedo se ci sia da far festa.

Il tuo ultimo libro, Utopie Pirate (Shake, 1996) studia anche lesoterismo rinascimentale e sviluppa una visione libertaria del rosacrocianesimo. Lesoterismo può avere ancora oggi una capacità di liberazione?

Una risposta netta non è possibile, è necessario distinguere prima diversi tipi di esoterismo. Lesotersimo delle origini coincide ad esempio con lo sciamanesimo. Lo sciamano non è un prete, non è un mediatore tra luomo e il Paradiso, ma sperimenta direttamente un rapporto con spiriti e forze, rendendoli presenti al resto della tribù. Possiamo ipotizzare che esista una sorta di tradizione segreta che prosegue da quel tempo e che ha che vedere con i veri desideri umani, con lesperienza empirica diretta. Questo tipo di conoscenza continua a riapparire nel corso dei secoli anche se non cè una trasmissione diretta di maestro in maestro. In questo senso possiamo parlare di un rosacrocianesimo di sinistra, che rifiuta la mediazione cristiana e protestante in favore dellesperienza diretta. Da un punto di vista antropologico potremmo dire che lo sciamanesimo continua a tornare nella storia, sebbene noi lo associamo a qualcosa di pre-storico. E secondo me continua a tornare anche oggi, il che è estremamente importante.

from:

http://ordanomade.kyuzz.org/hackim1.htm

5 Risposte to “Tekno Philosophy”

  1. esatto…il rave sn io, noi…well@

  2. peccato che c’è gente che crede nella tekno solo sotto effetto di droga e che alcuni ravers stiano diventando sempre più snob…deve cambiare qualcosa…

  3. old boy style Says:

    solo arrivati al baratro,
    possiamo dare atto alla rigenerazione—-
    Spero in una dolce rinascita
    —il Tunz-Tanz senza ignoranza…
    SUPPORT the MOVEMENT

  4. lorIllugh Says:

    Hi, cool site, good writing 😉

  5. ke tristezza sono arrivato troppo tardi ormai la gente va ai rave per distruggersi non per migliorarsi quanto vorrei tornare idietro nel tempo!

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